Coppa “GLF 1876”

Coppa vinta dagli atleti del Tiro a Segno Nazionale Sezione di Terni 1884 alla 2* Gara Interregionale svoltasi a Spoleto nel 1972.
Sulla Coppa è visibile un logo che riporta all’interno testualmente “1876 GFL”: ciò significa che la coppa fu offerta dalla ditta “Giulio Fiocchi Lecco 1876”, essendo quello effigiato il logo ufficiale della società.
Dal sito della Regione Lombardia si apprende quanto segue:
Le vicende della famiglia Fiocchi di Lecco sono intimamente legate a quelle dell’azienda fondata dal capostipite Giulio senior alla metà degli anni Settanta dell’Ottocento e possono essere considerate emblematiche dell’ascesa economica e sociale della borghesia imprenditoriale lombarda in quegli anni.
Nel 1876, Giulio Fiocchi decise di mettersi in proprio, rilevando l’azienda lecchese di armi e munizioni “Micheloni e C.”, in associazione con il commerciante Eugenio Ferrari insieme al quale diede vita alla “Giulio Fiocchi”, dotandola di un capitale di £. 40.000, versato in parti uguali dai due soci. Poco dopo nell’impresa entrò anche Giuseppe Nappi, – cognato di Lavinia Testa (2 febbraio 1847 – 29 marzo 1938), seconda moglie di Angelo Fiocchi -, che aveva altresì fornito a Giulio Fiocchi una parte del denaro occorrente ad iniziare l’attività.
Il 25 aprile 1878, la ditta venne trasformata in società in accomandita semplice sotto la ragione “Fiocchi e C.”, sempre con sede a Lecco, alla quale, oltre ad Eugenio Ferrari e Giuseppe Nappi, aderirono anche due nuovi soci: il conte Pietro Sormani Andreani e il negoziante torinese Luigi Giocosa, mentre Giulio Fiocchi e il fratello Giacomo assumevano la carica di gerenti responsabili.
L’attività produttiva, da principio concentrata sulla fabbricazione di armi e munizioni, fu integrata dalla lavorazione della polvere pirica, per la quale si rese necessaria l’acquisizione di un fondo sul quale costruire un apposito laboratorio a Castello sopra Lecco (1885). Negli stessi anni l’azienda subì un’ulteriore variazione: Giulio Fiocchi riuscì a liquidare i soci, divenendo unico proprietario della fabbrica; suo fratello Giacomo, invece, si spostava in Sicilia dove divenne gerente della “Società Privilegiata italiana per la fusione e il commercio degli zolfi”, sotto la ragione “Giacomo Fiocchi & C.”.
Assicuratosi definitivamente il comando dell’azienda, Giulio Fiocchi poté concentrarsi sul suo ulteriore sviluppo, con l’acquisto mirato di fondi e fabbricati nei comuni di Castello sopra Lecco e Maggianico (“ai Cantarelli”, “al Caroncino”, a Gaggianico e a Belledo), e con la diversificazione della produzione, che, a partire dal 1903, andò a comprendere anche la fabbricazione dei bottoni automatici, realizzati con gli scarti della lavorazione dei bossoli in ottone.
La ditta, trasformata in società di fatto, fu in effetti amministrata congiuntamente per alcuni anni da Piero Angelo e da Carlo, con il concorso di Eugenio Ceppi e di Francesco Gattini, ottenendo anche, nel corso del conflitto, il riconoscimento di stabilimento ausiliario (24 dicembre 1916), per il quale ottenne importanti commesse militari, destinate a cessare con la conclusione delle operazioni belliche, con una conseguente forte contrazione dell’attività produttiva.
Il 12 luglio 1932 venne costituita la “Società Anonima Giulio Fiocchi” il cui capitale sociale, ascendente a £. 60.000 era suddiviso in 600 azioni del valore di £. 100 ognuna, intestate in parti uguali ai sei fratelli Fiocchi, tutti ammessi nel consiglio di amministrazione. La carica di Presidente fu assunta da Carlo Fiocchi, mentre Piero Angelo e Lodovico venivano nominati consiglieri delegati. L’azienda continuava le sue attività di produzione di armi e munizioni, di bottoni automatici nonché di macchinari “interessanti le produzioni sociali”.
Nel 1933 la “S. A. Giulio Fiocchi” assorbì anche la società di fatto “Giulio Fiocchi”, che aveva continuato a sussistere; lo stesso anno furono acquisiti anche i reparti cartucce e cariche della lecchese S.AS. “Piloni Bernardo” in compartecipazione con la S.A.S. “Léon Beaux e C.” di Milano. La difficile congiuntura degli anni trenta, caratterizzata dalla forte crescita del costo delle materie prime, dal deprezzamento della lira e dall’indirizzo autarchico imposto all’economia, incisero profondamente anche sull’andamento dell’azienda, che dovette far fronte anche alla repentina morte di Lodovico Fiocchi, scomparso il 13 dicembre 1936 in un incidente stradale. In effetti, una nuova decisiva crescita si registrò solo durante la Seconda guerra mondiale, con il coinvolgimento diretto dell’azienda nel programma di forniture belliche allo stato. Nel 1942, la famiglia e la ditta subirono un altro grave lutto con la scomparsa di Piero Angelo Fiocchi, avvenuta il 13 agosto.
L’evoluzione del conflitto coinvolse inevitabilmente anche la ditta Fiocchi, sottoposta nell’autunno del 1943 al controllo dell’Autorità militare tedesca, con la requisizione dello stabilimento di Belledo, mentre Carlo e Giulio Fiocchi si accostavano agli ambienti della Resistenza, cercando di rallentare la capacità produttiva della fabbrica, ottenendo l’esonero delle maestranze dalla chiamata alle armi e agevolando la fornitura di armi ai partigiani.
Giulio Fiocchi, accusato di comportamento anti-fascista e anti-tedesco, venne arrestato dalle SS a Bellagio nel 1943 e portato al carcere di S. Agata di Bergamo e da qui trasferito alla Casa di rieducazione (Zuchthaus) di Kaisheim a Dunauwörth in Bassa Baviera, dove rimase fino alla Liberazione. Nella primavera del 1944 veniva occupata la villa di Carlo Fiocchi a Mandello, pochi mesi più tardi i tedeschi ordinarono il trasferimento dello stabilimento di Belledo a Lana d’Adige. Il cambiamento di sede, scongiurato per la ferma opposizione del presidente, non riuscì però a salvare l’officina che fu gravemente danneggiata dai bombardamenti alleati tra il 12 e il 17 marzo 1945.
Negli anni del dopoguerra, l’azienda fu guidata ancora per un paio di decenni da Carlo Fiocchi, che cedette la presidenza al figlio Giuseppe con l’esercizio 1965. Contemporaneamente veniva intrapresa la riorganizzazione della produzione, con il progressivo smantellamento dello stabilimento di Castello sopra Lecco – poi venduto nel 1982 – e la concentrazione delle lavorazioni a Belledo. Nel 1979 si stabilì inoltre di scindere il comparto di fabbricazione armi e munizioni da quello dei bottoni, dando vita a due società distinte, “Fiocchi Munizioni” e “Fiocchi Snaps”, controllate dalla holding “Giulio Fiocchi s.p.a.”.
La “Fiocchi Snaps” è stata venduta nel 1992 al gruppo “Prym Fashion”, mentre la “Fiocchi Munizioni” continua la propria attività, con particolare attenzione per la certificazione della qualità dei propri prodotti.
Fin qui quanto riportato dalla Regione Lombardia.
Ma l’attività della ditta Fiocchi è proseguita ancora: venne anche aperto lo stabilimento produttivo di Fiocchi of America, incorporato a Springfield, nel Missouri. Gli Stati Uniti sono il primo mercato mondiale, negli anni rappresenterà per la Fiocchi il 45-50% dei ricavi. Col tempo venne aperta una filiale in Gran Bretagna, e furono realizzate partecipazioni di produzione e distribuzione in Argentina e Nuova Zelanda: infine vennero anche stipulati una serie di accordi in altre aree del mondo.
Nel 2004, in un periodo di difficoltà dell’azienda, la guida fu affidata a Stefano Fiocchi, esponente della quarta generazione. Insieme al cugino Costantino Fiocchi, responsabile dell’area tecnica e anche lui della quarta generazione, Stefano riuscì a realizzare negli anni un aumento del fatturato (nel 2016 il 60% dei ricavi era dovuto all’export mentre il peso della Difesa italiana era del 20%) e del numero dei dipendenti. Ma il problema nacque dall’eccessivo frazionamento della proprietà con ben 47 soci (anche della quinta generazione Fiocchi) nella holding di famiglia: quasi tutte quote piccole, solo uno dei soci aveva più del 10%. Così nel 2017 maturò la decisione di aprire a terzi il capitale.
L’accordo venne concluso nell’ottobre 2017 con il fondo di private equity Charme III della famiglia Montezemolo. Viene creata una nuova società, la FCC (Fiocchi Con Charme) S.P.A. in cui il fondo Charme aveva il 60% mentre il 40% restava alla Giulio Fiocchi S.P.A., società della famiglia lecchese. A sua volta la FCC deteneva il 100% della Fiocchi Munizioni: presidente di FCC fu nominato Luigi Sala, presidente dei fondi Charme.
Nel 2022, un’altra importante svolta con l’ingresso del gruppo ceco CSG, che acquisì il 70% dell’azienda. Così nel 2025, dopo 149 anni, si chiude definitivamente il capitolo della presenza della famiglia Fiocchi nell’azionariato dell’azienda che porta il loro nome.
Secondo quanto comunicato, l’acquisizione da parte di CSG porterà nuove opportunità di investimento e di espansione sui mercati internazionali. Il gruppo ceco, attivo in cinque segmenti strategici (aerospaziale, difesa, trasporti, settore ferroviario e progetti di sviluppo), ha già dimostrato “di credere fortemente nelle potenzialità di Fiocchi Munizioni”.
L’azienda di via Santa Barbara, che conta oltre 1.300 dipendenti dislocati in tre continenti e un fatturato che nel 2022 si attestava intorno ai 380 milioni di euro, continuerà a mantenere il proprio legame con il territorio lecchese.

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